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mag 5 2012

Trilogia sul Vietnam: parte seconda

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La storia del Vietnam è stata una lunga marcia verso la pace, costellata di tragedie, che non hanno però mai impedito a questo popolo fiero di coltivare tutte le virtù di un’anima straordinariamente ricca: orgoglio nazionale, solidarietà e tradizioni culturali.
Solo per un crudele destino disegnato dalla storia questo Paese deve gran parte della sua fama alla guerra. Il Vietnam avrebbe meritato invece di essere conosciuto per ben altro per le bellezze naturali e le creazioni artistiche che
l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità, per la raffinata sensibilità della sua gente, per la gioia che accompagna il vivere quotidiano, per l’operosità dei lavoratori, la gentilezza delle donne, e il sorriso dei bambini.
Il Vietnam di oggi è un Paese che corre verso il domani che lotta con un presente denso di incognite, che guarda al futuro con speranza e impegno, attento alle novità e ai cambiamenti.

Forse non è un modello per il mondo occidentale, ma sicuramente un esempio.

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proiezione fotografica


apr 29 2012

Trilogia sul Vietnam: parte prima

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 La storia del Vietnam è una lunga marcia verso la pace.

Questo piccolo paese ha dovuto sempre lottare per difendere i propri confini prima dai mongoli e poi dall’attacco dei vicini Khmer, dal colonialismo francese e in ultimo dalle invasioni cinesi. Un piccolo popolo che è riuscito a difendere la propria indipendenza solo con l’ingegno e con pochi altri mezzi.

Come dimenticare l’interminabile vicenda americana.

Solo per un crudele destino disegnato dalla storia questo Paese ha legato gran parte della sua fama alla guerra. Oggi è un paese emergente, e finalmente si è perso per sempre il terrore, che tristemente abbiamo letto negli anni 60, negli occhi dei bambini .

E’  in loro onore  che ho voluto aprire questa mia rassegna fotografica cominciando “dal loro sorriso“.

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apr 25 2012

Indiana… il sole e un lastolite oro….

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L’invenzione risale a qualche migliaio di anni fa.

Il luogo: l’Antico Egitto.

La necessità: illuminare l’interno della tomba che il Faraone faceva costruire.

Lo scopo: illuminare le pareti, per poterle dipingere agevolmente con geroglifici e disegni.

Le fiaccole non andavano bene, perché emettevano fumo, che avrebbe annerito le pareti stesse, rovinando i dipinti. Fu allora che l’Architetto del Faraone pensò di usare uno specchio, per riflettere all’interno la luce del sole. Una serie di specchi, costruiti con lastre metalliche tirate a lucido, la convogliava fin nel punto più segreto e distante della piramide: la stanza dove il Faraone avrebbe riposato per sempre.

L’Architetto non lo poteva sapere, ma la sua invenzione sarebbe ancora servita migliaia di anni dopo di lui. Non più ai pittori dei geroglifici, ma ai fotografi di glamour. E non solo a loro. Non più lastre di metallo lucido, ma pannelli pieghevoli di tessuto argentato, dorato o semplicemente bianco.

Con un semplice strumento e tanta voglia di fotografare..i risultati sono strabilianti!!

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feb 8 2012

la lunga strada per Kathmandu

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“C’è stata un’epoca, circa quarant’anni fa, in cui un giovane, o meglio una certa categoria di giovani, non era tale se non viveva determinate esperienze o, quantomeno, se non desiderava fortemente viverle.

La più epica di queste esperienze era “il viaggio a Oriente”. Un viaggio rigorosamente via terra, con pochissimi mezzi economici, una larga disponibilità di tempo e una certa propensione per il consumo di droghe più o meno leggere.

Sulle orme dei figli dei fiori americani , ma anche dei Beatles, che in India avevano trovato nuove psichedeliche fonti d’ispirazione, orde di ventenni partivano dunque su pullmini scassati o su treni, che avevano vissuto tempi migliori, alla volta dell’India o addirittura del Nepal, lasciandosi alle spalle mamme piangenti e padri incazzati.” dal libro di Luigi Guidi Bufalini

Con analogo spirito e con i capelli un po’ imbiancati, abbiamo percorso anche noi migliaia di km. non lasciando alle spalle genitori, ormai anziani, ma un lavoro donne e figlioli.
Abbiamo viaggiato come allora, su strade ancora dessestate uniti fortemente dallo stesso amore per la fotografia.
Questo reportage narra di un viaggio avventura, fatto di notti insonni e di bagni di folla, un viaggio attraverso  la povertà e le miserie del mondo, ma alla ricerca di una ben più grande ricchezza dello spirito.

Una sequenza di immagini e di emozioni
“dalla Foce del Gange…alla Porta del Cielo”

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gen 22 2012

Benares “la rive gauche”

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Questa è la seconda parte del reportage fotografico sul mio ultimo viaggio in India.

Benares, la citta sacra, e il Gange con la sua riva sinistra quotidianamente soffocata e invasa da centinaia di migliaia di fedeli.

“……Le acque del Gange, secondo la religione induista, sgorgarono dal cielo, provenendo direttamente dai piedi del dio Vishnu. E siccome l’impatto di una tale massa d’acqua sarebbe stato devastante, Shiva si frappose tra cielo e terra e con la propria folta capigliatura fece da barriera.

L’acqua scese dunque dal cielo sotto forma di rivolo divino, e ciò che oggi vediamo scorrere non è altro che una parte infinitesimale del Gange stesso. La maggior parte è da qualche parte sperduto nell’universo sacro e forse in altri paralleli.”

Questa un poco astratta cosmogonia è suffragata, secondo i credenti, dal fatto che mai nessuno si è ammalato seriamente perché ha ingerito le putride acque. In effetti dalle parti di Varanasi, il Gange è probabilmente il fiume più inquinato della Terra.
Le acque del fiume sacro, in questa zona dell’India, non contengono nemmeno più un briciolo di ossigeno disciolto e, benché le quotidiane abluzioni siano piuttosto meticolose non si hanno notizie di pandemie coleriche. Anzi, secondo alcuni sarebbero addirittura un potentissimo antibatterico.

Fin qui mito, leggenda e religione.

La realtà assodata vuole invece che il Gange nasca dalle fresche cime himalayane, laddove le sue acque sono ancora pure e incontaminate. Poi, il suo corso, che in totale si dipana per oltre 2.500 chilometri, attraversa tutta la parte settentrionale dell’India, andando a gettarsi nel golfo del Bengala dalle parti del Bangladesh. E da lì in poi, da Rishikesh, comincia la sofferenza del fiume e delle genti che abitano le sue rive.

Il Gange risente della deforestazione che in alcune zone è stata devastante, con frequenti inondazioni e sedimentazioni incontrollate. Riceve centinaia di cloache che quotidianamente riversano senza il minimo ritegno. Cinquanta milioni le persone che vivono nelle tre principali città attraversate dal Gange: Delhi, Varanasi e Calcutta.

Già di per sé sarebbe il fiume forse più ribelle del mondo, con fasi alterne e imprevedibili di secche e piene torrentizie devastanti.
Il Gange può essere estremamente benevolo e altrettanto malevolo nello stesso momento, proprio come un Dio può essere paradossale: giusto e buono al tempo stesso.

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