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Il vetro


Swaziland, Ngwenya, una anonima località poco distante da Mbabane, la capitale del piccolo regno immerso nel grande SouthAfrica.
Qui ancora il vetro viene soffiato alla vecchia maniera, ancora modellato, usando vetro riciclato, solo con strumenti tradizionali.
Ho assistito alla lavorazione dall’alto di una balconata, non era possibile avvicinarsi per motivi di sicurezza, il calore sprigionato dai forni aperti rendeva l’aria irrespirabile, ho temuto per la mia macchina fotografica, ….eppure loro, i maestri vetrai, madidi di sudore, continuavano a maneggiare le lunghe canne di ferro, con appeso il carico incandescente di silice, come se fossero fuscelli; un gioco di squadra, chi ruotava le pertiche, chi ne sagomava la pasta, ognuno attento che il proprio ruolo desse il risultato migliore….ancora un ritocco e di nuovo nel forno!
Quella palla di fuoco si andava modellando sotto i miei occhi, “prima compressa, incandescente, poi, sempre più docile, aggraziata, trasparente…fino a rendersi ….fragile”.
Ancora nuovi passaggi, di nuovo nel forno, di nuovo maneggiata come un dono prezioso.
E’ cresciuta sotto le loro sapienti mani, loro sapevano già come sarebbe diventata…mentre la mia curiosità continuava a filmarne i passaggi impossibili di una vera trasformazione, …una Nascita.
…e infine ha preso forma, quella palla incandescente si è trasformata in “un vaso di fuoco”!

“Vetreria Ngwenya”

“La leggenda del vetro”

“Era sera…
e quei mercanti fenici avevano deciso d’accamparsi per trascorrere la notte, presso le rive del fiume Belo.
Come consuetudine accesero il fuoco per cucinare quell’unico pasto caldo della giornata, per scaldarsi in circolo intorno alla fiamma volteggiante che rischiarava il buio della notte; per proteggersi dagli animali feroci e per dar voce, prima del sonno, a storie e favoleggiamenti che passavano di bocca in bocca.
Non trovando pietre per posare i loro paioli, usarono i blocchi di salnitro che costituivano il carico della loro mercanzia, ma a causa del calore del fuoco, il salnitro cominciò a fondersi combinandosi con la sabbia silicea del luogo e originando, tra la meraviglia di tutti, una sostanza dapprima liquida ed incandescente che poi, raffreddandosi, divenne trasparente come il cielo ed il mare: il vetro”.

Ancora oggi è così, nulla è cambiato, ancora oggi il miracolo del vetro si ripete nelle mani esperte dei maestri vetrai.

SouthAfrica

Proiezione Multimediale

Un caleidoscopio di paesaggi, popoli e animali, con i suoi parchi, una moltitudine di riserve naturali e alcuni fra gli scenari più sorprendenti al mondo.
E’ il “paese arcobaleno”, lo è davvero!!, in ogni sua sfumatura, dai diversi colori della pelle degli abitanti a quello del cielo, del mare e del paesaggio che cambia in continuazione.
Sudafrica2016_1940Impossibile non innamorarsi a prima vista di Cape Town, annoverata tra le più belle città del mondo non solo per le sue bellissime scogliere che fanno da cornice ai quartieri della città, ma anche per la sua modernità che ben si amalgama con la vivacità multietnica dei suoi abitanti.
La natura in Sudafrica è sfrontata, spregiudicata in ogni sua forma.
Si passa dal paesaggio bruciato dal sole del Kruger National Park alle colline del sud con vigneti e alberi da frutta fino alle bianchissime spiagge sull’oceano.

Dal Capo di buona speranza, dove le onde dei due oceani si infrangono violentemente sulle scogliere, restituendo ai nostri sguardi il ricordo delle grandi gesta dei primi esploratori, fino alle montagne del Mpumalanga; un tuffo in una natura incontaminata dove foreste lussureggianti si aprono nelle profonde gole del Blyde River Canyon che per 50 km costeggia il bordo della grande “scarpata africana”.
Vedute da cardiopalmo come “la finestra di Dio” o i Tre Rondavels e il Pinnacle Rock.

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….circa 200 milioni di anni fa, l’antico super continente, Gondwana, esplose liberando il Madagascar e l’Antartide dal continente africano. Il bordo spezzato, per il peso di un vasto mare poco profondo che si estendeva ad ovest dell’attuale Pretoria, si inclinò gradatamente verso l’alto mostrando la sua profonda cicatrice.

Apartheid

Non meno profonda è la ferita lasciata dall’Apartheid, il folle disegno di voler imporre uno sviluppo separato delle razze!!

Certo la situazione oggi è totalmente, o forse solo apparentemente, cambiata. Si respira nell’aria ancora l’odore delle persecuzioni “dei neri”, “dei colorati” e degli indiani; ancora i quartieri dei bianchi sono troppo costosi per il “popolo nero”, ancora “i neri” vogliono vivere nei loro ghetti dove per decenni si sono stretti in un intenso abbraccio.Sudafrica2016_2214
Basta girare per le enormi township che ancora circondano le grandi città, o il ricordarsi di evitare di uscire la sera da soli per non doversi trovare davanti alla violenza della fame.
La musica ha sempre segnato le fasi più importanti della nostra vita. La musica, quella vera, è sempre stata “la cartina tornasole” della Storia. Ha rappresentato la voce dei più umili, la voce di protesta contro le ingiustizie, la violenza, le guerre. Bob Dylan, Joan Baez, Bob Geldof, sono stati i massimi esponenti nella nostra generazione degli anni più turbolenti per l’affermazione della pace e della democrazia.
Il Sudafrica annovera tra i suoi cantanti personaggi dello spessore di Miriam Makeba, vissuta in esilio per trent’anni, delegata per il Sudafrica alle nazioni unite e che dedicò tutta la sua vita alla lotta all’Apartheid e alle diseguaglianze, Jonny Clegg, l’uomo bianco, che fuori dallo “show business”, sfidò ogni legge mettendo in piedi la sua band con bianchi e africani e scrivendo pezzi di grande sonorità ritmica e contenuti politici come Asimbonanga sulla prigionia di Mandela in lingua Zulu e inglese, atto di grande provocazione contro il regime stesso.
Peter Gabriel nel 1980 dedicò uno splendido brano a “Steve Biko” capo del movimento sudafricano anti-apartheid “Coscienza Nera”, torturato e poi ucciso dalla polizia bianca,

«Potete spegnere una candela, ma non potete spegnere un fuoco»

….un vero e proprio inno contro la violenza di quegli anni.

E’ anche questo il senso di un viaggio, il ricercare e ripercorrere sul posto quello che le nostre coscienze hanno, spesso, solo vissuto come un’eco ma che comunque non deve e non può  essere né rimosso né dimenticato.

 

“Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero.
Ho coltivato l’ideale di una società libera e democratica
nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità.
Questo è un ideale per il quale spero di vivere.”
Nelson Mandela

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