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SouthAfrica

Proiezione Multimediale

Un caleidoscopio di paesaggi, popoli e animali, con i suoi parchi, una moltitudine di riserve naturali e alcuni fra gli scenari più sorprendenti al mondo.
E’ il “paese arcobaleno”, lo è davvero!!, in ogni sua sfumatura, dai diversi colori della pelle degli abitanti a quello del cielo, del mare e del paesaggio che cambia in continuazione.
Sudafrica2016_1940Impossibile non innamorarsi a prima vista di Cape Town, annoverata tra le più belle città del mondo non solo per le sue bellissime scogliere che fanno da cornice ai quartieri della città, ma anche per la sua modernità che ben si amalgama con la vivacità multietnica dei suoi abitanti.
La natura in Sudafrica è sfrontata, spregiudicata in ogni sua forma.
Si passa dal paesaggio bruciato dal sole del Kruger National Park alle colline del sud con vigneti e alberi da frutta fino alle bianchissime spiagge sull’oceano.

Dal Capo di buona speranza, dove le onde dei due oceani si infrangono violentemente sulle scogliere, restituendo ai nostri sguardi il ricordo delle grandi gesta dei primi esploratori, fino alle montagne del Mpumalanga; un tuffo in una natura incontaminata dove foreste lussureggianti si aprono nelle profonde gole del Blyde River Canyon che per 50 km costeggia il bordo della grande “scarpata africana”.
Vedute da cardiopalmo come “la finestra di Dio” o i Tre Rondavels e il Pinnacle Rock.

Sudafrica2016_0170
….circa 200 milioni di anni fa, l’antico super continente, Gondwana, esplose liberando il Madagascar e l’Antartide dal continente africano. Il bordo spezzato, per il peso di un vasto mare poco profondo che si estendeva ad ovest dell’attuale Pretoria, si inclinò gradatamente verso l’alto mostrando la sua profonda cicatrice.

Apartheid

Non meno profonda è la ferita lasciata dall’Apartheid, il folle disegno di voler imporre uno sviluppo separato delle razze!!

Certo la situazione oggi è totalmente, o forse solo apparentemente, cambiata. Si respira nell’aria ancora l’odore delle persecuzioni “dei neri”, “dei colorati” e degli indiani; ancora i quartieri dei bianchi sono troppo costosi per il “popolo nero”, ancora “i neri” vogliono vivere nei loro ghetti dove per decenni si sono stretti in un intenso abbraccio.Sudafrica2016_2214
Basta girare per le enormi township che ancora circondano le grandi città, o il ricordarsi di evitare di uscire la sera da soli per non doversi trovare davanti alla violenza della fame.
La musica ha sempre segnato le fasi più importanti della nostra vita. La musica, quella vera, è sempre stata “la cartina tornasole” della Storia. Ha rappresentato la voce dei più umili, la voce di protesta contro le ingiustizie, la violenza, le guerre. Bob Dylan, Joan Baez, Bob Geldof, sono stati i massimi esponenti nella nostra generazione degli anni più turbolenti per l’affermazione della pace e della democrazia.
Il Sudafrica annovera tra i suoi cantanti personaggi dello spessore di Miriam Makeba, vissuta in esilio per trent’anni, delegata per il Sudafrica alle nazioni unite e che dedicò tutta la sua vita alla lotta all’Apartheid e alle diseguaglianze, Jonny Clegg, l’uomo bianco, che fuori dallo “show business”, sfidò ogni legge mettendo in piedi la sua band con bianchi e africani e scrivendo pezzi di grande sonorità ritmica e contenuti politici come Asimbonanga sulla prigionia di Mandela in lingua Zulu e inglese, atto di grande provocazione contro il regime stesso.
Peter Gabriel nel 1980 dedicò uno splendido brano a “Steve Biko” capo del movimento sudafricano anti-apartheid “Coscienza Nera”, torturato e poi ucciso dalla polizia bianca,

«Potete spegnere una candela, ma non potete spegnere un fuoco»

….un vero e proprio inno contro la violenza di quegli anni.

E’ anche questo il senso di un viaggio, il ricercare e ripercorrere sul posto quello che le nostre coscienze hanno, spesso, solo vissuto come un’eco ma che comunque non deve e non può  essere né rimosso né dimenticato.

 

“Ho lottato contro il dominio bianco e contro il dominio nero.
Ho coltivato l’ideale di una società libera e democratica
nella quale tutti possano vivere uniti in armonia, con uguali possibilità.
Questo è un ideale per il quale spero di vivere.”
Nelson Mandela

Galleria Fotografica

“L’isola dei Morti”

Proiezione Multimediale

“L’opera più famosa dell’artista svizzero Arnold Bocklin. Ritrae un’isola spettrale che emerge da un lago, folta di cicimitero degli inglesi_36_resizepressi e circondata da alte rocce. In primo piano, su una piccola barca, una figura coperta da un lenzuolo bianco, forse un fantasma, traghetta una bara. Il pittore simbolista, che spesso si ispirava a mondi fantastici e mitologici, ne dipinse 5 versioni, dal 1880 al 1885. La terza fu acquistata da Hitler, che lo appese nel suo studio e lo portò sempre con sé, perfino nel bunker dove si suicidò. La passione di Hitler per l’opera di Bocklin fu condivisa anche da altri personaggi storici, da D’Annunzio a Lenin che ne teneva una versione appesa sopra il letto e a Freud che ne aveva addirittura 22 copie nel suo studio.
Sicuramente il pittore si ispirò al monumentale “Cimitero degli Inglesi di Firenze” dove peraltro seppellì la figlia Mary, morta in tenera età.

Luogo di sepoltura di artisti, poeti, filosofi ma anche custode della memoria “di un Ottocento cosmopolita e non conformista” che ha onorato Firenze. Così poco conformista da voler dare una secimitero degli inglesi_37_resizepoltura anche ai domestici.
Svetta dal Piazzale Donatello, spesso inosservato al traffico veloce che lo circonda, anche se un tempo, prima dell’abbattimento delle mura cittadine ad opera del Poggi, rappresentava un luogo di pace fuori dalla città, ma ancora oggi quest’isola di ‘immortalità’ esercita il suo fascino anche su chi vi sfreccia distrattamente.
Come dice Julia Bolton Holloway «Voi italiani avete molta paura della morte. Siete superstiziosi, per questo non amate i cimiteri». Forse ha ragione.
Protetto da una cancellata di ferro che gira tutto intorno all’ovale, nessuno si preoccupa mai di sapere se è aperto o chiuso o quali siano gli orari per poterlo visitare, forse perché siamo superstiziosi, ma anche perché le tombe si vedono così bene anche da fuori, infisse nella collinetta, proprio come quelle di Spoon River.
Ci passo davanti tutti i giorni, come non notare in questo periodo il cres
cimitero degli inglesi_53_resizecere dei giaggioli.
Ho aspettato fossero pronti,… è un attimo, basta una giornata di pioggia per farli sparire nel nulla!
Finalmente è il momento! Come spesso si dice della cottura né un minuto di più né un minuto di meno!
Ho preso le mie macchine fotografiche e, con loro, mi sono immerso in questo angolo di paradiso. Girare per le tombe è davvero qualcosa di magico, leggere le scritte, le date, coglierne i particolari sulle lapidi, sui marmi; tombe ricche, tombe povere, tombe abbandonate…piccoli frammenti di storia che ti portano lontano nel tempo.
Ho trovato la tomba di “Mary Bocklin”…solo sette mesi di una breve vita restituita ad una sepoltura eterna.
Ho girato tra le pietre, tra i sassi e le lapidi, con molto rispetto e in silenzio cercando quasi di non disturbare il loro riposo. Ho percepito la loro presenza ma soprattutto la presenza maestosa dei giaggioli!!cimitero degli inglesi_07_resize