il carnevale di Venezia


Un Carnevale da Fiaba “La Fantastica Foresta”

Il Meraviglioso e il Fantastico nella Natura

Vista dall’alto Venezia è come una conchiglia color ocra poggiata su un mantello azzurro.
Un’unica regia fatta di corridoi e salotti; un luogo dove si cammina sempre dentro, dove non si è mai fuori, dove non esiste veramente la privacy. E’ da qui che nasce la passione veneziana per le maschere e il desiderio inconscio di incognito e di protezione della propria identità?

Nella Venezia del settecento, per molti giorni all’anno il mondo sembrava non opporre più alcun limite ai desideri, tutto diventava possibile e non c’era pensiero o sogno che non potesse essere realizzato. Il settecento fu il secolo che, più di ogni altro, la rese sede delle infinite suggestioni e regno della fantasia del mondo. Era l’epoca di Casanova, eroe romanzesco e celebre avventuriero, le cui gesta hanno fatto parlare il mondo, e la cui fama è legata indissolubilmente alla sua fuga leggendaria dai Piombi di Venezia e al suo mondo superficiale, festante, decorativo e galante. Era il mondo della pittura del Tiepolo e di tanti altri e, la patria di Carlo Goldoni, il padre della commedia di carattere, e sicuramento uno degli autori italiani più conosciuti all’ estero:

“Qui la moglie e là il marito
Ognuno va dove gli par
Ognun corre a qualche invito,
chi a giocar chi a ballar”.

Oggi è uno splendido appuntamento in grado di richiamare visitatori da tutto il mondo.
Migliaia di maschere invadono la laguna e per più di dieci giorni Venezia si trasforma in una continua rappresentazione teatrale in maschera, in un mondo fatto di balli, scherzi, galà esclusivi e incontri romantici.

Non potevo certo perdermi questo nuovo apuntamento con la natura, e dopo il festival vegetariano di Pukhet, mi sono preso davvero una rivincita in un carnevale del tutto ispirato alla bellezza e all’allegria….questo il mio servizio fotografico

“Buongiorno Siora Maschera”.
In ogni luogo, da sempre, questo è il saluto. Non conta più né il sesso né la classe sociale o l’identità, tutti entrano a far parte della grande Illusione del Carnevale.
In una cornice unica al mondo dal 1296, ogni anno a Venezia, durante il carnevale, tutto è possibile e ogni angolo non riesce a non commuovere.

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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