Maha Kumbh Mela


Maha Kumbh Mela

Il pelleginaggio più grande del mondo


” Il Kumbh Mela è il più importante raduno nella vita del Sadhu. Si tiene a Allahabad, Ujjain, Hardwar e Nasik, in un ciclo di 12 anni, alternando le città in modo che ogni tre anni un Kumbh Mela abbia luogo. Il ciclo di 12 anni è in relazione con il movimento di Giove attraverso lo zodiaco; quando Giove entra in Acquario (Kumbha) è il momento propizio; la sua esatta data è determinata dai cicli lunari ma la decisione finale è presa dai Naga Baba e in particolare dai Juna Akhara. La scelta di queste località è basata su un mito che racconta di un vaso di nettare divino il cui possesso scatenò fra gli Dei una feroce lotta; quattro gocce di nettare caddero sulla terra santificando quei luoghi. Il Kumbh Mela attrae un incredibile numero di fedeli: quello di Allahabad del 1989 fu visitato da centomila Sadhu e trenta milioni di pellegrini. Il festival dura circa un mese all’interno del quale alcuni giorni sono particolarmente propizi. Il principale evento è il “bagno dell’ imperatore” quando tutti gli Akhara raggiungono in processione la riva destra del fiume e nel momento più propizio si gettano in acqua. Durante il colonialismo inglese l’ordine di precedenza era ben fissato, sempre diverso per accontentare tutte le sette rivali. Generalmente i primi sono i sannyasis ed in particolare i Naga.

E’ notte e una lunga fila di mastodontici camion sta intasando il lungo ponte che attraversa il Gange, sulla mitica Grand Truck Road alle porte di Allahabad.

Dal ponte vedo una sterminata tendopoli illuminata da una luna beffarda, fuochi e canti riscaldano la pungente aria invernale.

È stata costruita un’intera città e nel giro di un mese si dissolverà assieme alla luna calante; chilometri di strade sterrate, bagni molto precari, negozietti improbabili, ristorantini fatiscenti, ospedali da campo, templi, capanne e tende sono presi d’assalto da migliaia di Sadhu e milioni di fedeli induisti. No, non è uno scherzo, sto per immergermi nel più grande festival religioso del mondo, il Kumbha Mela.

Per tre giorni vivrò giorno e notte in questo manicomio mistico e inafferrabile, cercherò di capire, mi farò molte domande, otterrò qualche piccola risposta.

“non importa se l’acqua sarà gelida o inquinata, quello che è certo è che il bagnarsi purificherà la loro anima!”

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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