Rajastan


Rajastan

I colori dell’Anima



Taj Mahal

Come un gioiello,
il Taj scintilla al chiaro di luna quando le pietre semi-preziose
incastonate nel marmo bianco, sul mausoleo principale, afferrano il bagliore dei raggi della luna.
Il Taj è rosato al mattino, bianco latteo alla sera e d’oro quando la luna splende.
Sembra quasi che questi cambi di colore rispecchino la mutevolezza dell’umore femminile,
o almeno così si dice in India.
Ognuna delle persone che lo hanno visitato, molto probabilmente ne è stato affascinata
per motivi diversi e ne ha un ricordo tutto suo.
Ma per descriverlo sarebbe sufficiente dire che il Taj Mahal vive,
in quanto monumento dedicato all’amore eterno.

Siamo arrivati in India di notte.

Di notte l’India nasconde il suo volto
dietro un velo di seta blu intenso.

E’ stato perciò il mattino seguente che
abbiamo scoperto i molteplici volti celati
sotto quel velo.

A dire il vero si è sempre sentito parlare
di un paese dai mille volti e dalle tante anime
ed era quindi ciò che ci si aspettava…

…ma, come sempre avviene,
l’esperienza, come una pioggia fitta e sottile
di particolari e dettagli,
supera sempre la fantasia.

E così abbiamo incontrato l’India borghese
operosa e piena di fiducia
in un futuro di progresso e prosperità

Abbiamo conosciuto l’India rurale e contadina
Un’India arretrata, fortemente avvinghiata al presente,
in cui la banale semplicità del morire
è solo l’altra faccia della quotidiana fatica del vivere;
in cui la vita è a tinte forti
ed agitata di passioni forti che lacerano,
come quelle politiche e sociali,
o uniscono come quella per il cricket.

Abbiamo respirato il profumo dell’India spirituale
Terra di Dei e Dee avvolti
da coloratissime ghirlande di fiori
e da soavi essenze profumate.
Terra di Templi, Moschee, Sinagoghe Chiese e Ashram
dove tutti i nomi di Dio sono presenti.

Abbiamo odorato l’olezzo pungente dell’India carnale

terra lacerata nelle sue carni,
con il volto sfigurato dal dolore e dalla fame.

Abbiamo camminato per le strade di un’India
in cui la vita prorompe energicamente
da ogni crocicchio
da ogni vicolo
da ogni casupola,
nei sorrisi affascinanti dei bambini,
negli occhi dolcissimi delle donne,
nel continuo affaccendarsi degli uomini;

e in cui la morte è accasciata sui marciapiedi delle città,
avvolta pietosamente in un sudario di stracci.

Non è facile mettere ordine in tutti questi ricordi,
impressioni, sensazioni, sentimenti
che affollano la nostra testa
come fosse una via della vecchia Delhi.

Ma un’esperienza si distinque netta in questa confusione

l’India ci riconsegna l’umanità, senza mezze misure,
in tutta la sua grandezza e fragilità.
Un’umanità che ci viene sottratta lentamente
giorno dopo giorno
dalla vita artefatta, asettica e impersonale
della nosta società.

E’ per questo che dopo un ritorno si fa tanta fatica
a riconoscerla ed accettarla?

Torna a “i miei viaggi”

Articoli recenti

Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

Proiezione Multimediale
Galleria Fotografica
  1. Sono tornato a Chernobyl 1 Risposta