Uganda


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Gorilla nella nebbia

 


“Non dimenticherò mai
il mio primo incontro con i gorilla…
Il suono precedette l’immagine e l’odore entrambi nella forma di un opprimente odor di selvatico e di stalla sebbene
…..sembrasse un puzzo umano”
Dian Fossey.

“Il respiro del panorama è immenso.
Ogni cosa dà un senso di grandezza,
…di libertà, di nobiltà suprema.
Lassù si respira bene
e si assorbe coraggio di vita
e leggerezza di cuore.
L’incontro con il grosso gorilla
attira la nostra attenzione e
….il desiderio di comunicare con lui.

E’ difficile provare questa sensazione
nell’incontro con un animale.

Mentre ci guadiamo attraverso la vallata
ci si domanda se si riconosce
il vincolo di parentela che ci lega……

In quel 2% di diversità genetica
c’è proprio il nostro essere migliori?”

 



“Due cuccioli di gorilla”

Due ore di trekking per uno spettacolo assolutamente irripetibile.
Quasi in cima al monte Virunga, dopo aver attraversato la giungla
e camminato sul crinale della montagna, ci imbattiamo in un evento
straordinario ….mamma gorilla aveva dato alla luce,
con un parto gemellare, da solo sei giorni, due tenerissimi cuccioli.

La maternità e l’amore di questa specie animale,
tanto simile alla nostra,ci ha commosso e
……fatto riflettere

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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