Bugatti

Una storia triste, la Bugatti di Campogalliano.

“Luoghi dell’abbandono”

La fabbrica dove si produceva la EB110 era avveniristica. Adesso è lasciata al suo destino.

È Modena la capitale mondiale delle supercar e non poteva che risorgere a Modena la Bugatti, nata nei primi del Novecento e spenta decenni prima. Il marchio era in mano al governo francese, poi rilevato da Romano Artioli insieme ad un manipolo di coraggiosi. La storia della Bugatti di Campogalliano è un elenco di nomi celebri, da Ferruccio Lamborghini a Nicola Materazzi, passando per Marcello Gandini e tanti altri. Unica nata la  EB 110, esemplare in versione GT che ha corso meno di una Panda semestrale e che oggi racconta una storia affascinante ma triste: a Campogalliano è naufragata una fabbrica di automobili, insieme al sogno di tanti uomini che hanno lavorato anni dal lunedì alla domenica, per riportarla in vita. Oggi, resta uno stabilimento abbandonato e preda frequente di vandali. Oltre a quest’auto che, seppur ad un quarto di secolo dal debutto, possiamo ancora definire moderna.

Ho voluto farla ricorrere, almeno nel sogno, con Nuvolari al volante e ….Lucio Dalla…passeggero.

 

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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