Gujarat, le etnie


Gujarat, le etnie

Stili di vita arcaici convivono ancora con la più grande modernità di una terra in vorticosa evoluzione


Il Gujarat è un mondo a parte.
Il vero Gujarat è fuori dalle città, è quello delle diverse etnie che sparse nei vari villaggi vivono seguendo tradizioni millenarie

“Rabari”, il termine sa di carovane e spezie, appartiene ad uno degli ultimi popoli nomadi del mondo che solca l’India nord-orientale percorrendo sentieri e rotte antiche.
L’India è contraddizione a cuore aperto, culture e stili di vita quasi medievali convivono disinvolti con la modernità. Contrariamente all’occidente, le fasi della storia invece che succedersi l’una sulle ceneri dell’altra, si sono sovrapposte e pulsano nei diversi popoli all’unisono. E così proprio nella regione, avamposto sperduto ai confini col Pakistan, che fu terreno di passaggio e battaglia di popoli e religioni e che oggi è uno dei nodi commerciali più evoluti dell’India, sopravvivono genti che “abitano un’altra storia”. Nel Medioevo il Kutch vide le dinastie hindu tentare di resistere ai regnanti musulmani Moghul e Sindh, incensi, spezie, legnami e avori sul dorso di lente carovane passarono verso est. Oggi il Gujarat e il Kutch in particolare sono ancora percorsi dai piedi seminomadi dei pastori.
Una cultura a rischio come per tutte le minoranze, una cultura i cui ritmi lenti e lo scheletro secolare stridono con un mondo che corre veloce in altra direzione.

Gli ornamenti, i tatuaggi e la pittura del corpo, soddisfano ancestrali ed artistici impulsi di decorazione; i tatuaggi oltre ad essere una decorazione personale, hanno uno specifico significato magico e religioso.

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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