Le repubbliche Baltiche


Le Repubbliche Baltiche

Terre d’ambra

Un viaggio tra cultura e natura.
Vilnius con le sue chiese ortodosse, Riga con il collage dei suoi edifici romanici, gotici, barocchi e liberty, Tallinn con il suo castello e il fascino del medioevo.
Gocce d’ambra immerse nel verde dei boschi e nell’azzuro del mare.


REPUBBLICHE BALTICHE affascinanti come le loro donne.
Il fascino dei Paesi Baltici e’ decisamente particolare, una storia antica e lingue diverse, l’estone variante del finlandese mentre il lituano e il lettone lingue indoeuropee molto antiche, e situazioni economiche e politiche completamente dicerse, solo l’Estonia puo’ dire di essersi avviata verso uno sviluppo sicuro e irreversibile, le altre due repubbliche danno segni meno chiari di ripresa economica.
E allora, cosa unisce questi tre paesi così diversi tra di loro?
Il Mar Baltico, certo, al quale si affacciano tutti e tre i paesi, le loro piccole dimensioni e la ridotta popolazione.
Ma non solo…
…Sono paesi che hanno trovato una loro unita’ nel passato recente, nella lotta per l’indipendenza dall’Unione Sovietica, sofferta e fortemente voluta, e ottenuta solo nel 1991.

La storia dei tre Paesi è davvero interessante. Soltanto qui si può completare la conoscenza delle Città Anseatiche e dei Cavalieri Teutonici.
Soltanto qui si può completare la storia del grande Regno di Polonia e Lituania.
Soltanto qui si può ammirare la magnificenza dei Granducati di Livonia e di Curlandia.
La Curlandia…
…un Granducato che per tanti rievoca solo operetta, ha invece lasciato dietro di sé Palazzi granducali di straordinario splendore come quello in perfetto stato di conservazione di Rundales e quello altrettanto bello, ma da restaurare, di Jurgala.
Palazzi dovuti all’ambizione di quel Biron , che, ultimo Granduca di Curlandia, godette dapprima dei favori della Zarina e poi li pagò con ventidue anni di Siberia.
Tallin con le sue mura, le sue torri e, soprattutto, con la Chiesa del Santo Spirito che racchiude sculture e costruzioni lignee di grande pregio e che nulla hanno da invidiare ai capolavori raccolti nel Museo di Wroclaw.
Ed anche con il suo originalissimo Municipio caratterizzato da una slanciatissima parete inferiore ed all’interno del quale ho goduto musiche di Bach suonate da un’arpista del posto che usava uno strumento a corda di duemila anni fa.
Riga con la Chiesa di San Pietro ed un campanile dal quale si gode una vista spettacolare della città.
Vilnius con le sue Chiese barocche ricche di decorazioni ed arredi rococò, con le sue Chiese gotiche dall’architettura insolita, persino con una Chiesa ortodossa, detta dagli abitanti locali “the russian church”, caratterizzata da un’iconostasi tutta verde e con una Madonna Nera da venerare per le grazie che concede.
Kuresaare in Estonia e Kaunas in Lituania, altre perle.

Il fascino discreto delle capitali del Baltico,
città che si specchiano da secoli sul mare solcato un tempo dalle spedizioni vichinghe e dalla flotta degli Zar.
Tallin, famosa per il prezioso centro storico protetto dall’UNESCO.
Riga, una delle città più ricche dell’antica lega anseatica e Vilnius, la più antica e misteriosa.

La collina delle streghe

La collina delle streghe “Raganu Kalnas” suggestiva e misteriosa,
si trova a poca distanza da Jodkranté, sulla parte lituana della penisola curlandese.
Appoggiata su una bassa duna boschiva, la collina è il luogo dove sono conservate circa 80 statue di legno dalle fattezze mostruose e sinistre.
Le statue che punteggiano la collina raffigurano alcuni eroi di favole e leggende del folclore lituano.
Figure della tradizione pagana, streghe e diavoli, rappresentati in gran numero, rendono la passeggiata suggestiva e al tempo stesso inquietante.
Le fiabe sono una fonte primaria per la cultura della Lituania, il piccolo paese baltico che durante il Medioevo era stato un regno potentissimo che si estendeva fino al Mar Nero.
Specchio delle caratteristiche nazionali e delle radici storiche lituane, di favole se ne contano circa 45.000 e a buon diritto rappresentano un patrimonio importante per la letteratura popolare europea.
La peculiarità della fiaba lituana non consiste tanto nella struttura, ma nella varietà dei suoi contenuti e nella vivacità del suo linguaggio.
L’eroe che sconfigge l’antagonista malvagio dopo innumerevoli peripezie, o le splendide figure di personaggi magici e di bizzarre creature, le fiabe si caratterizzano per una forte connotazione di valori e tradizioni di un paese affascinante come la Lituania.

la collina delle croci

A pochi chilometri da Siauliai, un piccolo comune di oltre 150 mila abitanti, sorge una piccola collina alta solo sei metri.
Per un paese dove la maggiore altitudine raggiunta sfiora i 300 metri, è comunque poca cosa.
Non fosse solo che, quella collina, tempestata da centinaia di migliaia di croci conficcate nel friabile terreno del Paese Baltico, racconta una storia di fede e di dolore.
La Collina delle Croci nasce nel 1831, quando una rivoluzione cadetta dei lituani e dei polacchi, uniti dal medesimo credo cattolico, contro l’impero zarista, sfociò in una durissima repressione. Molti rivoluzionari non fecero ritorno a casa, così che gli abitanti delle città limitrofe presero a piantare nel terreno particolarmente morbido della collina delle croci, dalle più svariate fogge e dimensioni, in memoria dei propri cari scomparsi.
La Collina divenne rapidamente un luogo d’incontro dove portare la propria croce, chiedere una grazia, commemorare un defunto, o semplicemente partecipare al grande abbraccio della Chiesa lituana.
Dal 1961 per ben tre volte la polizia segreta russa ha cercato di cancellarne il significato spianando l’intera collina, ma ogni volta i Lituani hanno ripiantato ulteriori croci.
Non bastò neanche piantonare giorno e notte l’area, al terzo fallimento il Kgb desistette tanto che adesso la collina, che si estende per venti metri di lunghezza e ben di più in larghezza, conta circa 100 mila croci. Oltre ad essere un simbolo alla memoria, rappresenta anche la fermezza e la tenacia di un popolo nel salvaguardare i propri simboli e il proprio credo rendendo il luogo ricco di suggestione e di un fascino straordinario.

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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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