Mali


Mali

Le Pays Attachant


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Siamo partiti in 8 carichi di curiosità
alla ricerca di qualcosa di nuovo
in un paese che ci era stato presentato
come il più povero dell’ Africa e…
tra i più poveri del mondo.

Abbiamo trovato un paese ancora primitivo
ma ricco di storia
legato ancora ad una cultura agro pastorale
Proprio per questo
ideale scrigno di inviolabili tradizioni

Un pezzo d’Africa genuina
dove la gente si abbandona
in modo sereno e sorridente
allo scorrere lento del tempo
e all’arte di arrangiarsi

Dove il Niger la Falesia e il Deserto
fanno da padroni
con una natura forte difficile e invincibile

Da un viaggio si torna sempre un pò cambiati
almeno nello spirito
Emozioni sopite e sensazioni mai provate
invadono i nostri cuori
invitano alla riflessione
sulla nostra società
sul frenetico nostro modo di vivere

UN VIAGGIO ti resetta

Ogni tanto fa bene fermarsi e riflettere
sulle diversità della nostra umanità
sulla nostro stupido
credere di appartenere
alla più splendida civiltà del 2000.

Il Mali è “ATTACHANT” “tocca il cuore”
come era scritto sulla nostra guida
ma non è stato sufficiente leggerlo per capire
bisogna
vedere
toccare
interagire
solo così le esperienze POSSONO penetrare
e modificare la nostra coscienza


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Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

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