Viaggio in Cina


Sempre più a Oriente

Old China

La Cina e’ un luogo dai forti contrasti e dalle grandi bellezze nel quale, una volta imparato a farsi largo tra la folla e a evitare di farsi travolgere, ci si rende conto come è possibile provare ancora la suggestione della sua storia.


Mi sarebbe piaciuto trovare ancora le sconfinate risaie terrazzate immerse nella nebbia del mattino, o veder comparire all’orizzonte un piccolo uomo giallo dagli occhi a mandarla nascosto sotto il suo “dǒu lì” di paglia su una bicicletta sgangherata, o ancora, donne interamente ricoperte dal loro “qipao” di seta dal quale avrebbero mostrato timidamente solo le mani la testa ed i piedi; e quelle attività ormai scomparse come “i pulitori di orecchie” o le cerimonie funebri tradizionali, le immancabili bancarelle o gli ultimi veri nobili maestri di kung fu.
Mi sarebbe piaciuto cogliere tutto intorno il silenzio…, e quella calda e stupìta accoglienza all’arrivo del temerario esploratore.
A dire il vero non ho trovato proprio “la mia Cina”, quella della fantasticheria del bambino; devo riconoscere però che ho calpestato il più grande boom economico del terzo millennio.

Il Bonsai.
Si fa risalire la nascita del Bonsai a circa 2300 anni fa, ma la prima testimonianza storica la si colloca tra il 1700 e il 1100 a.C. in Cina, periodo in cui inizia a svilupparsi la pratica di miniaturizzare la maestosa potenza della natura e proprio questa tensione ascetica per la natura sarà principale fonte di sviluppo del Bonsai, quale arte di miniaturizzare gli alberi, e del Suiseki, ovvero l’arte di miniaturizzare le montagne.
A seguito di numerosi viaggi dei monaci taoisti cinesi alla scoperta del mondo shintoista, il Bonsai giunge in Giappone e qui cresce e si alimenta nella filosofia Zen, sintesi perfetta delle due originarie. Esso diventa il simbolo dell’unione armonica tra uomo e natura, tra la potenza della natura e i prodigi delle mani dell’uomo e proprio così, nel pieno rispetto della pianta, l’uomo fa della cura del Bonsai una sincera arte che tuttora viene tramandata di padre in figlio. Giunge in Europa verso la fine del 1800 riscuotendo subito una grande successo e l’esposizione universale di Parigi del 1900, cui è presente da vero protagonista, ne è un chiaro esempio ed inizia così il suo cammino anche in occidente.

La leggenda di Ashima.
Si racconta che Azhi, il figlio del capo del villaggio di Shilin, si fosse invaghito di Ashima,una bellissima ragazza del popolo Yi, ma che lei, già innamorata di Ahei, lo avesse rifiutato. I due giovani baldanzosi si sfidarono così a una gara di canto per la mano di Ashima. Azhi perse e fu costretto a lasciar partire Ashima con il suo amato Ahei.
Ma nella strada di casa Ashima annegò a causa di una trama ordita da Azhi, che sfruttò il suo potere per far straripare il fiume all’improvviso.
Così Ashima si trasformò nella pietra più famosa di Shilin, la foresta di pietre.

La Cina oggi

Città trasformate in metropoli, montagne sventrate per dare il passo ad opere ciclopiche, autostrade viadotti, ferrovie più veloci del mondo.
Un brulicare di opere in un unico grande cantiere a cielo aperto.
Le città imperiali hanno ceduto il posto ad agglomerati urbani dai mille grattacieli, intere strade tappezzate di negozi delle nostre “Grandi Firme” Versace, Gucci, Benetton, invasi da orde di compratori cinesi.
Tecnologia ovunque, e maggior sorpresa, a discapito di qualsiasi luogo comune, ….una pulizia ossessiva.
La Cina non e’ un paese, e’ un mondo a se’ che spazia dalle metropoli moderne, alle praterie epiche della Mongolia interna passando per deserti, vette sacre, grotte straordinarie e rovine imperiali.
Il governo ha recentemente smesso di distruggere i templi, ora si dedica all’abbattimento delle montagne e all’avvelenamento dei fiumi; d’altronde quando bisogna gestire un paese con piu’ di un miliardo di abitanti e’ inevitabile dover rinunciare a qualcosa?

…..il futuro

Il futuro di un paese non può essere che rappresentato dall’infanzia, non ci sarà sviluppo senza cultura, istruzione, educazione …e idee nuove.
E’ per questo che Il futuro di una nazione è nella giusta crescita dei propri figli.

La Foresta di Pietra

Si trova a circa 120 km a sud-est di Kunming nella contea di Lunan. Si tratta di una formazione carsica con alti pinnacoli che si stagliano verso il cielo e che visti da lontano sembrano alberi pietrificati. Secondo la scienza questa terra era un tempo sommersa dal mare di Thetys e affiorò circa 270 milioni di anni fà per movimenti tellurici correlati alla deriva dei continenti. Secondo invece una delle molte leggende narrate dai Sani, la popolazione locale, un giovane di nome Jin Feng, volendo costruire una diga per irrigare la zona, rubò una frusta magica agli dei servendesone per ammassare le pietre che gli dovevano servire da materiale. Purtroppo si fece giorno e gli dei, accortisi del furto, lo punirono frustandolo fino a morte. Le rocce presentano striature che sarebbero il segno delle frustate.

Il giardino dei Bonsai

Quando ci si appresta a descrivere l’origine e l’evoluzione dell’arte del Bonsai, si riscontra immediatamente un’insormontabile difficoltà storiografica: l’assenza di una vera e propria tradizione scritta.
Il fascino dell’oriente risiede proprio in questa strabiliante capacità di far perdurare i costumi nella sola memoria dell’uomo che solo fondendosi tutt’uno con la natura sarà capace a trovare la giusta armonia nel normale fluire del tempo.

Torna a “i miei viaggi”

Articoli recenti

Bugatti, l’auto francese dall’anima italiana!


Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.
La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia.
La casa alsaziana riuscì a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.
Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.
Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.
Romano Artioli, intenzionato ad un rilancio in grande stile, investe oltre 100 miliardi di lire per sviluppare una vettura per certi versi rivoluzionaria, la EB110, e costruisce uno stabilimento all’avanguardia, a Campogalliano, nel pieno di quell’Emilia sempre stata “terra dei motori”. Ma l’investimento non produce i frutti sperati: la Bugatti chiude nel 1995. Artioli, oggi 84enne, rivela la sua verità sulle dinamiche che portarono al fallimento:
“Sabotaggio!!” teso a danneggiare un’azienda molto ambiziosa e per la quale lavoravano tecnici proveniente anche da realtà concorrenti. Artioli esprime inizialmente il suo scetticismo nei confronti nell’area geografica, che paragona alla “bocca del leone” in quanto molto vicina agli stabilimenti delle Ferrari e Lamborghini. “Volevo fare queste cose in Francia”, sono le sue parole. “Ma non ci fu niente da fare. I modenesi lei non li schioda, e senza questa gente si poteva fare la Bugatti”.

Proiezione Multimediale
Galleria Fotografica
  1. Sono tornato a Chernobyl 1 Risposta