Sono tornato a Chernobyl

 

“In realtà non ci ero mai stato prima, ma le vicende di quel lontano 26 aprile 1986 sono ancora così vive che l’impressione è stata proprio quella di ripercorrere luoghi già vissuti.
Sono passati trent’anni da allora, eppure Pripyat, Chernobyl e il reattore numero 4, avvolto dal suo sarcofago, sono rimasti congelati dal Tempo. 
Ho condiviso la mensa degli ultimi operai addetti alla centrale, ho girato per la città fantasma ancora intrisa dell’atmosfera delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, mi sono infilato nelle case vuote, nell’ospedale, nel cinema e poi l’asilo, le scuole…
…una grande emozione, un grande dolore!
È stato un toccare con mano la storia, la mia, la nostra storia.
Quattro giorni dopo il disastro, è nata mia figlia.
Una grande paura per il suo futuro, la paura che il mondo potesse finire ed invece… La natura si è già ripresa il suo territorio, nuove foreste sul campo di calcio. Piccoli animali, padroni indiscussi della città e incuriositi dalla nostra presenza, lasciano veloci impronte su un unico manto bianco di neve, la radioattività assopita sotto uno spesso strato di ghiaccio….”
Proiezione Multimediale

 

La domanda più frequente che mi è stata posta è il perché di questo viaggio e soprattutto perché in un posto considerato da molti ancora altamente pericoloso.
Sicuramente la curiosità è sempre la molla per ogni viaggio e per ogni nuova esperienza, la curiosità nello spingersi anche alla ricerca di posti ormai abbandonati da Dio e dagli uomini.
Chernobyl era perfetto, non nascondo di essere stato assalito da una certa preoccupazione ma poi ho ripensato a quanto tempo era passato e soprattutto a quei milioni di persone che ancora vivono in quella zona contaminata….
La scelta del periodo è stata perfetta.
Il pieno inverno …quando un manto di neve ricopre tutto.
Da un punto di vista fisico sicuramente tiene basse le polveri radioattive ma …,non è solo quello, la neve è magica, da un senso di pulito, si adagia come un morbido lenzuolo bianco modellandosi al terreno rendendo tutto impalpabile paradossalmente sano e sterile.
Anche l’esperienza è stata magica, girare in quei posti tanto temuti, vivere il silenzio urlante dei luoghi abbandonati, entrare in ambienti ancora intrisi di stupore, rabbia e dolore.
Mi dicono; ho letto; che tutto è avvenuto in modo sereno, che l’esodo è stato ordinato, che la gente ha raccolto le proprie poche cose in sole tre ore per poi salire su una fila interminabile di autobus che le avrebbero portate chissà dove…

“Cinquantamila persone che all’improvviso avevano perso tutto, la propria casa, gli amici, le abitudini, i luoghi dei propri ricordi: una comunità cancellata per sempre. Molti di loro avrebbero avuto gravi ripercussioni sulla salute, o perlomeno l’angoscia del dubbio li avrebbe accompagnati per generazioni.”
 

In quel silenzio ho avuto la sensazione di percepire ancora il loro batticuore, ho vissuto la loro ansia nel recuperare i bambini negli asili nelle scuole, mi sono immaginato porte che sbattevano …forse grida…paura, disperazione?
Tutto, oggi, è ancora contaminato, non bisogna toccar nulla, anche nel rispetto di un posto ormai sacro, le piante bruciate dai raggi e mai marcite nella foresta rossa, continuano ad essere una minaccia, tutti i metalli, come il terreno ancora impregnato di radiazioni.”
Poco lontano da Pripyat esiste ancora un enorme Radar lungo 500 mt e alto 150, l’occhio segreto sovietico sugli Stati Uniti durante la guerra fredda, ieri trasmetteva un forte segnale a 10 Hz che disturbava tutte le trasmittenti del globo, oggi continua ad emettere i suoi isotopi radioattivi.

Oggi Pripjat’ è una città fantasma post–apocalittica. I battelli giacciono semi affondati nel porto, tra le architetture moderne ed omogenee, da città pianificata, regna un silenzio spettrale. Per le strade deserte la vegetazione spontanea ha preso a crescere rigogliosa, attraverso le crepe dell’asfalto, non più disturbata dalla presenza dell’uomo. Si stima che ci vorranno cinque, forse sei secoli prima che i livelli di radioattività tornino alla normalità, almeno in superficie. Intanto, la zona di esclusione è tornata ad essere un’oasi di tranquillità per la fauna della Polesia: lupi, cinghiali selvatici, caprioli, cervi, alci e castori hanno ripreso a proliferare indisturbati.

Certo …non si può dire che si tratti di una natura… “incontaminata”, …ma, anch’essa pur sempre natura!

Chernobyl , memoria di un disastro

 

Il Re dello Swaziland prende moglie!

La “Danza delle Canne” (nella lingua swazi Umhlamga, in inglese Reeds Dance). Una festa popolare molto sentita a cui partecipano ogni anno circa 50.000 ragazze provenienti anche dai paesi vicini.

Una cerimonia secolare in cui le donne in età da marito (da quelle parti appena sopra i 13 anni) si recano ad omaggiare la regina madre, raccogliendo delle canne (da cui il nome della festa) da utilizzare per la manutenzione del palazzo reale. Le ragazze si esibiscono in danze vestite in abiti tradizionali e rigorosamente a seno scoperto.
Tra queste donne, il re, Mswati III, sceglie una sposa. Quest’anno dovrebbe sposare la sua 18° moglie. Questo Re ha l’ambizione di superare il padre che nella sua vita ne ebbe settanta. La motivazione di questa cerimonia, al di là di ogni valutazione morale, è che la regina madre non deve appartenere al clan reale.
Per le donne swazi la festa è molto sentita, dura circa una settimana, ed è accompagnata da danze, balli e feste. Le ragazze sono tutte “vestite” con il costume tradizionale, che prevede il seno scoperto e non sono per nulla preoccupate di “essere scelte”. Il re Mswati III non pare sia, nonostante la sua ricchezza, molto ambito, in quanto maschilista, bruttino e arrogante. Corre voce comunque che la prescelta sia nota fin dall’inizio.
Si tratta pur sempre di una festa popolare, che le ragazze vivono con lo spirito giusto. Sarebbe fin troppo facile per noi commentare questa cerimonia, magari sottolineando il poco rispetto per le donne, il profondo maschilismo di questa tradizione e la necessità di una profonda emancipazione della condizione della donna.
Mi limiterò a sottolineare come qualcuno ha paragonato la Danza delle Canne ad una sorta di “ballo delle debuttanti” ancora oggi in uso in molti ambienti, certo non popolari, del nostro pianeta. Non deve nemmeno travisare il seno nudo, che da quelle parti, e in Africa in genere, assume valori e usanze che rientrano nella piena normalità.
Diversamente deve preoccupare di più la situazione sanitaria dello Swaziland. L’HIV ha una prevalenza tra le donne che oscilla tra il 30% e il 56% a seconda della fascia di età, mentre l’OMS stima che il 64% delle morti totali del paese siano causate dall’AIDS.
Nel piccolissimo Swaziland l’AIDS è una vera e propria piaga sociale tanto che lo stesso sovrano Mswati III per correre ai ripari ha deciso di pagare le ragazze affinché rimangano vergini il più a lungo possibile. Con il supporto della Banca Mondiale, il sovrano donerà ogni mese il corrispettivo locale di 18 dollari alle ragazze purché non si facciano “deflorare”.
Anni fa nello Swaziland era stato emanato un decreto in cui si imponeva a tutte le ragazze di rimanere vergini fino a 24 anni (escluse coloro che si fossero sposate prima), una legge che ovviamente non ha mai potuto essere applicata.
Lo scopo è quello di ridurre i contagi di AIDS, in un Paese con uno dei più alti tassi di trasmissione di HIV del mondo. Il sovrano ha deciso di spendere in questo modo i finanziamenti stanziati dalla Banca Mondiale per la lotta contro la diffusione del virus – leggi articolo –
Purtroppo la diffusione del contagio è dovuta anche all’estrema povertà delle famiglie e alla mancanza di lavoro, e così le ragazze si concedono facilmente agli uomini in cambio di denaro, o aiuti per la propria famiglia. Una ragazza giovane, vergine e bella può valere molti dollari, molti di più di quelli che lo stesso sovrano ha offerto per restare vergini.
Il Sovrano dello Swaziland, Mswati III, nato nel 1968, è il 66° figlio (di 210 avuti da 70 mogli) del Re Sobhuza II. È salito al trono nel 1986 a soli 18 anni (il padre era morto nel 1982 e per 4 anni il paese è stato retto dalla reggenza della regina).
Estremamente conservatore, legato alle tradizioni, ha modificato la Costituzione istituendo di fatto una monarchia assoluta e abolendo i partiti politici, dando al Parlamento una funzione esclusivamente consultiva. È un uomo molto ricco, e ama mostrarlo, mentre i suoi sudditi vivono con una media di 1,5 dollari al giorno.
Le ricchezze dello Swaziland derivano da alcune risorse estrattive, ferro, carbone, amianto e soprattutto diamanti, ma le produzioni sono in netto declino a causa dei cattivi rapporti con il Sudafrica di oggi.
Durante l’apartheid infatti, lo Swaziland stipulò un accordo con il governo sudafricano dell’epoca per impedire agli uomini e alle donne dell’ANC (African National Congress) di Mandela di trovare riparo nello Swaziland.