Il viaggio in Mauritania è stato un pot-pourri di esperienze e di emozioni!
Punto di incontro tra il mondo arabo-berbero e l’Africa subsahariana. Ai margini del deserto e lungo il fiume Senegal vivono tribù di agricoltori e pastori stanziali come i Peul, i Soninké ei Wolof. Ognuna di queste etnie porta con sé tradizioni millenarie, geometrie nei vestiti e canti che si mescolano al silenzio del Sahara, creando un tessuto umano ricco e indomabile.
Anime e culture che hanno fatto del nulla la propria casa. Le tribù del deserto mauritano incarnano l’essenza stessa della sopravvivenza e della resilienza in uno degli ambienti più inospitali del pianeta.
Atterrati a Nouakchott ci siamo diretti verso nord fino alla cittadina di Zouèrat, verso il Marocco.
Colline intere ricche di minerale ferroso, praticamente puro, già visibili dall’alto, durante il nostro volo da Parigi a Nouachot.
Macchinari giganteschi le erodono continuamente e il ferro, poi, trasportato fino al mare da uno dei treni più affascinanti del mondo.
Per chi non ne aveva mai sentito parlare, è un treno merci che opera sin dagli anni ’60 e collega le enormi miniere di ferro situate nel profondo Sahara, con il porto di Nouadhibou, cittadina sulla costa atlantica nel nord della Mauritania.
Il treno del ferro conta una quantità di vagoni impressionante, circa 2-300, ed è lungo tra i 2,5 km ed i 3 km a seconda della quantità di minerale trasportato. Viaggia su un unico binario di 704 chilometri ed è un mezzo di trasporto estremamente importante per l’economia del paese perché l’esportazione del ferro è diventata uno dei pilastri fondamentali dell’impoverita economia mauritana.
Ma su questo colosso d’acciaio non c’è solo il ferro; i viaggiatori più coraggiosi si arrampicano sui vagoni minerari a cielo aperto, sfidando temperature estreme, vento gelido di notte e una polvere di ferro che copre ogni cosa, pur di raggiungere il mare.
Anche noi ci saremmo voluti salire, nel tentativo di compiere almeno un piccolo tratto del percorso, ma il caldo emanato dal ferro rovente era davvero così insopportabile tale da rendere impossibile il sedersi; tanto più arduo sarebbe stato scegliere di viaggiare in piedi sui cumuli di ferro sfidando il vento e la sabbia graffiante del deserto!
Lo abbiamo lasciato partire, lento, ricco del suo carico, lo abbiamo visto allontanarsi interminabile fino a farlo diventare una sottile linea che, con la sua massa metallica, sembrava quasi fondersi tra la sabbia e il cielo, lasciando nell’aria il miraggio della sua stessa traiettoria. Un respiro rovente e pesante, carico di odore misto tra metallo e polvere, da distorcere i contorni di quel gigante ormai lontano.
Giunto a Nouadhibou il minerale viene scaricato e preparato per essere poi spedito in diverse parti del mondo. E’ sicuramente uno dei simboli più incredibili dell’ingegneria ed è “Il treno più lungo del mondo” .
Dopo aver lasciato partire il nostro treno ci siamo diretti nella regione desertica dell’Adrar dove, appoggiata alle dune dell’Erg Warane nel Sahara sorge Chinguetti
Nel cuore più profondo del Sahara mauritano, dove il vento costante, sollevando onde alte come palazzi, spinge la sabbia a coprire strade, case e intere oasi, sorge Chinguetti la città sospesa nel tempo, “la Perla” che il deserto sta lentamente e inesorabilmente inghiottendo.
Fondata secoli fa, Chinquetti non è solo un ammasso di pietre e fango; è un monumento alla memoria umana, un tempo crocevia di dotti, poeti e pellegrini, venerata come la settima città santa dell’Islam.
Custodisce nelle sue biblioteche private migliaia di manoscritti medievali. Pagine di pergamena e pelle di gazzella, scritte con inchiostri ricavati da piante e minerali, che parlano di astronomia, matematica, medicina e Corano. Custodi fieri, discendenti delle antiche famiglie carovaniere, sfogliano questi tesori con mani tremanti di reverenza, proteggendoli dai granelli di polvere che filtrano da ogni fessura.
Il Sahara qui è un oceano in movimento. Le dune giganti avanzano ogni giorno, soffocando le antiche mura e seppellendo i vicoli storici. Camminare per Chinguetti oggi significa camminare sui tetti di case che furono pieni di vita, in un’atmosfera spettrale e magnetica dove il silenzio è interrotto solo dal sibilo del vento. Nel tentativo di salvaguardarla, ogni giorno gli abitanti spalano la sabbia dagli usci delle case, in una lotta titanica e apparentemente vana, rifiutandosi di abbandonare i propri segreti al deserto. Chinquetti è un tesoro inestimabile, destinato, prima o poi, a diventare un tutt’uno con le dune che lo circondano.
Lasciamo il deserto e ci dirigiamo verso l’oceano.
Per giorni e giorni i nostri occhi si erano abituati alle sfumature calde del deserto, il giallo, l’oro, l’ocra e la terra bruciata ma, all’improvviso, dietro l’ultima duna, esplode il blu profondo, intenso e infinito dell’oceano!
Il contrasto cromatico tra la sabbia dorata che si tuffa direttamente nell’acqua turchese è quasi accecante.
Arriviamo a Port de Pêche di Nouakchott, il tempio del caos primordiale. È il mercato del pesce più spettacolare dell’Africa occidentale, uno dei centri nevralgici dell’intera economia mauritana. Qui vivono gli Imraguen, i custodi del mare, in villaggi isolati lungo la costa del Parco Nazionale del Banco d’Arguin.
Da secoli pescamo seguendo i ritmi della natura, storicamente aiutati anche dai delfini per spingere i banchi di pesci verso le reti. Al loro ritorno, la spiaggia si trasforma in un mercato caotico e vitale, pieno di energia , che contrasta nettamente con il silenzio dell’interno.
Tra le 16 e le 18 si compie il rito principale. Centinaia di piroghe di legno, dipinte a mano con colori vivaci e bandiere che sventolano al vento, squarciano le onde per spiaggiarsi sulla sabbia. I pescatori mauritani, senegalesi e gambiani sfidano la risacca dell’oceano in una coreografia violenta e affascinante.
Una catena umana instancabile!
Non appena la prua tocca la sabbia, squadre di giovani robusti si lanciano in acqua. Caricano sulle proprie spalle casse traboccanti di tonni, barracuda, razze, cernie e polpi, correndo a perdifiato verso la riva per mantenere il pesce fresco.
È una corsa contro il tempo e contro il sole che cala.
Dietro la linea delle barche si apre il mercato vero e proprio. L’aria si fa densa di salsedine, fumo di sterco ed essenze speziate. Le donne mauritane, avvolte nelle loro coloratissime melhafah, gestiscono le contrattazioni con polso di ferro, mentre decine di addetti squartano, squamano e puliscono il pesce a ritmo continuo su tavoli di legno consumati dalla vendita.
Questo mercato è vita vera!
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In pochi minuti sono stata sommersa da emozioni e ricordi di un viaggio indimenticabile, dove la vitalità del deserto che fino ad allora avevo considerato qualcosa di morto, è diventato molto più vivo di tutte le nostre città messe insieme. Grazie Adele